Come tutte le novità utili solo alla gente e non all'economia dell'industria alimentare questa pianta ha subito negli anni passati un vero e proprio boicottaggio da parte della lobby degli zuccherifici: coltivata in Italia fino agli inizi degli anni cinquanta, non richiedeva processi complicati di raffinazione e non dava dipendenza come altri tipi di zuccheri raffinati. Il boicottaggio però era già iniziato negli anni trenta con gli studi di Pomerat, che senza farne mistero indagava la stevia per trovarne un componente che potesse farla catalogare come ‘non salutare’. Ma il fine fu raggiunto solo nel 1968, con uno studio ormai unanimemente ritenuto opinabile e di parte, nel quale venne somministrato un iper-dosaggio di glucoside dello steviolo a